Di marmellata

2009 Ottobre 13
di Carolina Ramos

La voce mar-mel-la-ta, che apparentemente contiene al suo interno il lemma me-la, trova le sue origini appunto nella conserva di mela cotogna, e proviene dalla voce portoghese marmelada (e questa dal latino meli-melum, mela dolce, “rubata” a sua volta al greco). In inglese, però, marmalade, entrando dal francese marmelade, è passato a indicare invece la marmellata di soli agrumi (per tutte le altre, si usa jam). Curioso, vero? Con molta probabilità ciò è dovuto, a quanto pare, al fatto che la marmalade iberica per eccellenza che più si consuma in Inghilterra, da secoli, sia la sivigliana marmellata di arance amare, e grazie all’introduzione di questo uso alimentare in terra albionica si è steso il consumo di agrumi in generale. Se rivolgiamo il nostro sguardo alle diatribe anglospagnole del Settecento e alla costante presenza britannica al sud della Spagna da allora (si pensi alla perdita di Gibilterra, ai grandi nomi dello sherry) ci possiamo rendere conto di quanto la cultura alimentare di un popolo sia indissolubilmente legata alle sue vicende storico-politiche e sia in costante evoluzione (e, appunto, tradisca la propria tradizione: ecco un altro etimo comune non a caso). E di come le strutture del gusto viaggino, e con esse le parole e la terminologia.

Fonte: Dizionario Etimologico dell’Italiano

Comer en Roma

2009 Luglio 15

Per gli appassionati di cultura alimentare come me ho dato vita a un progetto sul quale riflettevo da mesi: un blog-guida (ma senza pretese) sulla cucina romana per ispanoparlanti, che aiuti anche chi sta pianificando un viaggio nella capitale romana a uscire dai soliti circuiti sòle (per dirla alla romana) per turisti. Non proporrò schede di ristoranti (a meno che non mi abbiano colpito per qualche particolare), né valutazioni, né stelline. Parlerò della cultura alimentare dell’urbe romana e dintorni, della sua storia, delle sue tradizioni, di aneddoti e via dicendo.  

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Non fateci troppo caso al lato estetico: non è ancora finito.

Si parte!

Proposta di tour interculturale

2009 Giugno 9

La ricerca sull’interculturalità sta facendo passi da giganti, anche sotto diversi approcci: comunicativo, psicologico-sociale, antropologico, legale, economico. Vi propongo un tour interculturale per questo finesettimana:

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- giovedì e venerdì fate un salto al campintercultura, poi da Padova arrivate dritti a Milano per il

momcamp

- momcamp  (dove si parlerà anche di bilinguismo), domenica riposo e poi lunedì andate ad

logo

- Alcalá de Henares (vicino a Madrid) alla IV Jornada de Comunicación Intercultural.

Poi mi raccontate com’è andata!

Un nuovo status symbol

2009 Giugno 8

Il cibo e il modo in cui mangiamo sono uno status symbol di per sé. Chiaramente non tutti possiamo permetterci determinati cibi o bevande, ma, tralasciando l’aspetto economico della questione (che non è poi tanto da trascurare) in verità scegliamo il tipo di cucina, la bevanda da abbinare, il posto dove mangiare e tanti altri aspetti in base a regole ben precise che molto si avvicinano ad altri codici semiotici o linguistici. Esiste in effetti una semiotica del cibo: come apparecchiamo la tavola, l’ordine delle portate, le occasioni sociali, la compagnia, ma anche quali alimenti vanno bene e quali no. Tutto è regolato da un codice comportamentale ben preciso. Lo status symbol in questo senso non viene dalla cifra che possiamo spendere, ma dalla consapevolezza di saper usare questo codice. Nei nostri rapporti sociali comunichiamo con il cibo (da che mondo è mondo), e non conta solo la simbologia del singolo alimento quanto il saperlo usare, preparare, abbinare a seconda del contesto. È in effetti un fiorire di corsi di degustazione, pubblicazioni, corsi di studio, incontri, associazioni. Questa consapevolezza, ossia che il cibo è l’oggetto sociale per eccellenza, non è nuova, ma porta a una volontà di approfondire, di conoscere, di sapere discriminare, che è invece relativamente recente e che si è democratizzata, grazie anche alla rete.

pane_vino_olioNella simbologia delle grandi religioni (tra i primi tentativi di regolamentazione sociale) il cibo, la mensa ha un ruolo centrale. Per rimanere nella tradizione giudaico-cristiana, che storicamente ha avuto un ruolo decisivo nelle nostre culture alimentari, ci basta pensare all’ultima cena, al frutto che morde Eva (chi dice si tratti di una mela, chi pensa piuttosto a un fico), ai divieti, al vino come sangue che purifica, al ramoscello d’ulivo. La triade mediterranea (grano, vite e ulivo ed i suoi prodotti: pane, vino e olio) stanno al centro della liturgia cattolica. Il cibo è vita (io sono la vite, voi siete i tralci, recita il vangelo) e la vita è al centro dei nostri rapporti sociali, dei nostri scambi culturali. Questa simbologia permea di conseguenza nelle manifestazioni artistiche e non, ed è arrivata per forza sino ai nostri giorni.

zurbaran-lemonrose475Il cibo ci accomuna, non importa quale sia il nostro bagaglio culturale: tutti dobbiamo mangiare. È un linguaggio universale, con tanti sottocodici. Ricopre un ruolo di sopravvivenza, ma non solo del singolo individuo o della specie: anche della cultura, della società. I recenti tentativi di contenimento dell’avanzata di altri codici, di altre forme di mangiare (si pensi ai kebab) non fanno che confermarlo. Mangiare allo stesso modo è un fortissimo coesivo sociale e chi teme il diverso sa bene che tra i primi modi di entrare in contatto con altre culture, di conoscerle, di avvicinarle a noi, c’è l’esperienza gastronomica. Che è in fin dei conti parlare una delle lingue dell’Altro, forse la più ancestrale. Difatti colleghiamo la pancia all’emotività, all’espressione dei sentimenti, in contrasto alla testa, centro del raziocinio.

Quando viaggiamo, anche per un breve periodo di tempo, tra le cose che raccontiamo al nostro ritorno c’è spesso e volentieri la descrizione dettagliata delle pietanze che abbiamo assaggiato, delle nostre impressioni gastronomiche. È in realtà il nostro primo impatto comunicativo. Questa competenza interculturale dovrebbe stare anche alla base di questo nuovo status symbol enogastronomico.

Mammalinguistica

2009 Maggio 29
di Carolina Ramos

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Ebbene sì: ho abbinato un bel piatto di mammitudine con un bicchiere di linguistica e il risultato è stato questo.