Ma di cosa si parla?
Quando parlo con le persone profane (nel senso che non lavorano, non studiano, non sono particolarmente interessate all’enogastronomia e alla cultura alimentare) mi rendo conto di quanto sia “di nicchia” questo settore. Sovente mi chiedono se faccio la sommelier, il cuoco (addirittura lo chef!), se scrivo per riviste o guide e via dicendo. I primi a non capire bene sono i miei stessi genitori.
Realtà come Slow Food o Gambero Rosso sono conosciute, sì, ma di passaggio. Si conoscono le guide, forse i presidi, anche i corsi, ma se chiedi qual è il vero senso di tutto ciò, i più tacciono. O eventualmente catalogano questo fiorire di iniziative, di studi e ricerche, di associazionismo, come una moda. Come tante altre. C’è chi si meraviglia del fatto che venga studiato all’università.
E intanto l’Italia è stato il paese dove è nato un movimento internazionale come Slow Food, dove si è sviluppata una delle cucine più interessanti (e non parlo – solo – di papille gustative) a livello mondiale, dove si trova una tradizione vitivinicola di grande peso. Dove insegna, fa ricerca e scrive uno dei grandi della storia dell’alimentazione. C’è ancora tanta strada da fare per rendere la cultura alimentare, l’enogastronomia, vero patrimonio culturale, non solo usufruibile da tutti, ma anche conosciuto, apprezzato, amato e ricercato. E, perché no, discusso e commentato.
Ma tutto arriverà.



Come ti capisco!.. Tu almeno vivi in una grande città, immagina le cose che si sentono in provincia.
Sono d’accordo con te: Montanari è davvero un must. Ho avuto il privilegio di sentirlo dal vivo l’anno scorso a un incontro slow food ed è stupendo.
Un abbraccio
Per scaramanzia dovrei tacere per il momento, ma può darsi che dall’anno prossimo io abbia parecchio a che fare con lui
Un abbraccio a te!