Il ruolo della traduzione nelle Relazioni Pubbliche
Mi è stato chiesto un contributo per una pubblicazione scientifica spagnola di Relazioni Pubbliche. Avevo pensato di trattare l’importanza che ha la cosiddetta mediazione linguistica (inglobando qui traduzione e interpretazione) nella comunicazione aziendale.
Spesso mi capita di imbattermi in siti web e in testi in generale a cura di agenzie di comunicazione che palesemente non sono stati tradotti da madrelingua. Ma neppure questo basta. La traduzione è un’arte, è un dono, o sai tradurre o no. Si può imparare, perfezionare la tecnica, ma c’è chi è più bravo e chi un po’ (o molto) meno. Non c’è niente da fare.

Eppure la voce traduzione viene spesso, purtroppo, sottovalutata nei budget aziendali. Sottopagata. Affidata sovente a traduttori in erba, magari anche a studenti che, sì, sono bravi con le lingue, ma da qui a saper comunicare efficacemente ci passa. Facendo così, implicitamente, diamo la sensazione al cliente estero che non ci interessa venirgli incontro. E già. Perché la lingua è la manifestazione più palese, più immediata, di una cultura. Non impegnarsi a parlarla bene è un rifiuto, implicito o esplicito, dell’altro. Non voler comunicare bene in un’altra lingua è rovinarsi quel mercato. O meglio, quel pubblico. Quei pubblici. Perché non ha senso, in Relazioni Pubbliche, parlare di mercato. Si costruiscono relazioni. It’s about people. E qui l’empatia è un concetto chiave: come reagiremmo noi, a pelle, se ci venisse dato un messaggio scritto male, che non scorre, che non ci prende? Che non parla come noi?
Sì, è ora che ci rendiamo conto del peso che la mediazione linguistica ha nella comunicazione. Nella comunicazione interculturale. This is what is all about: people and different cultures.



Non so se lo sai, ma io infatti sono arrivata nel mondo PR attraverso quello della traduzione: ho fatto la freelance per tanti anni (e anche ora ogni tanto faccio qualche lavoro per un vecchio cliente). Mi trovavo regolarmente inorridita dalla mancanza di considerazione dei fatti culturali e linguistici non solo nei documenti, ma in tutte le interazioni tra le aziende italiane e quelle estere. Se altri Paesi vengono concepiti solamente come “mercati,” il fattore relazionale viene, come dici giustamente, trascurata.
Sì, è proprio quello l’approccio sbagliato. Non tenere presente il fattore umano, che i nostri interlocutori siano essere umani mossi da emozioni, sentimenti, ragionamenti, bagagli culturali diversi, sovente frammentati. Un importante traduttore spagnolo (Xosé Castro) ha affermato recentemente in un’intervista a un giornale che “non si traducono parole, ma emozioni”. E affinché possiamo tradurre bene le emozioni non ci resta che capirle. Tutto il resto è, a mio avviso, “fuffa”.
Credo che “fuffa” sia proprio il termine tecnico usato dagli specialisti.
E già!
Eppure quando ancora lavoravo in un’azienda mi dicevano di non perdere tempo con le sottigliezze, che i numeri erano gli stesi per l’Italia, la Spagna e il Sudamerica.
Ciao! anche io mi sto specializzando in Traduzione e date le precedenti discussioni, vorrei chiedervi ulteriori info riguardo l’ambito delle Public relations..sapete dove posso informarmi per trovare un master appropriato per poter applicare i miei studi?..io studio a Roma ma le possibilità lavoartive mi sembrano sempre più scarse..e questo mi spaventa..poichè anch’io non riesco a capire come un a figura del genere possa essere sottovalutata..è impossibile prescindere da questo ruolo eppure l’Italia non sembra averne bisogno..!!grazie per qualsiasi news..
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