Di marmellata

2009 ottobre 13
by Carolina Ramos

La voce mar-mel-la-ta, che apparentemente contiene al suo interno il lemma me-la, trova le sue origini appunto nella conserva di mela cotogna, e proviene dalla voce portoghese marmelada (e questa dal latino meli-melum, mela dolce, “rubata” a sua volta al greco). In inglese, però, marmalade, entrando dal francese marmelade, è passato a indicare invece la marmellata di soli agrumi (per tutte le altre, si usa jam). Curioso, vero? Con molta probabilità ciò è dovuto, a quanto pare, al fatto che la marmalade iberica per eccellenza che più si consuma in Inghilterra, da secoli, sia la sivigliana marmellata di arance amare, e grazie all’introduzione di questo uso alimentare in terra albionica si è steso il consumo di agrumi in generale. Se rivolgiamo il nostro sguardo alle diatribe anglospagnole del Settecento e alla costante presenza britannica al sud della Spagna da allora (si pensi alla perdita di Gibilterra, ai grandi nomi dello sherry) ci possiamo rendere conto di quanto la cultura alimentare di un popolo sia indissolubilmente legata alle sue vicende storico-politiche e sia in costante evoluzione (e, appunto, tradisca la propria tradizione: ecco un altro etimo comune non a caso). E di come le strutture del gusto viaggino, e con esse le parole e la terminologia.

Fonte: Dizionario Etimologico dell’Italiano

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